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19/03/2020

Intervista a ADVExpress

Da ADVExpress - 19.03.2020

 

Diego Lifonti, AD Lifonti & Company e Presidente di The Story Group, sollecita tutte le imprese e i player del Paese "dall’energia alle telefoniche, ai trasporti, alla GDO, alle autostrade, ai servizi civici, alla Pubblica Amministrazione, ai media" a raccontare come e perché il sistema sta reagendo al meglio all'emergenza sanitaria. Il Gruppo di comunicazione, grazie alle dotazioni tecnologiche, garantisce business continuity ai clienti ma spinge anche l'acceleratore sull'impegno sociale, facilitando per Humanitas la raccolta di 50.000 euro destinati alla creazione di nuovi posti in terapia intensiva. Per il manager "l’immagine del Paese la risollevano quelli che le cose le fanno accadere, solo dopo possono entrare in campo i comunicatori".
Prosegue con Diego Lifonti, amministratore delegato di Lifonti & Company e Presidente di The Story Group l'inchiesta avviata da ADVexpress tra le agenzie e i gruppi di comunicazione dedicata all'impatto del Coronavirus sull'industry della comunicazione. 

 

Il modello di lavoro adottato da The Story Group per proseguire le attività. Avete creato delle task force ad hoc per affiancare in modo ancora più efficace i clienti in questa fase?

The Story Group ha sempre investito molto in tecnologia, in organizzazione e nel controllo di gestione. Non è stato quindi difficile attivare lo smart working e fermare le riunioni interne ed esterne sin dal 24 febbraio, il lunedi successivo allo scoppio della crisi. Col passare dei giorni, anche le poche persone che si recavano in ufficio per aiutare gli altri con le connessioni hanno iniziato a lavorare da casa. Nella criticità abbiamo avuto un pizzico di fortuna, perché proprio nel weekend del 22 e 23 febbraio avevamo in corso la transizione delle nostre piattaforme di collaborazione su Office 365, e con Teams riusciamo a fare praticamente tutto, anche con i clienti.

Task force in particolare non ne abbiamo dovute creare, è stato tutto molto fluido. Gli stessi clienti, trattandosi soprattutto di grandi aziende, non hanno interrotto le attività se non in due soli casi nel retail. C’è ovviamente un rallentamento sul fronte eventi e questo si riflette sulla produzione di contenuti video.

Ci tengo a dire che una parte del nostro tempo è stata impiegata, in questo periodo, a mettere in contatto tra loro clienti dimensionalmente molto rilevanti con clienti attivi nella sanità. In particolare siamo felici di aver aiutato Humanitas, che lavora quasi del tutto su Covid-19 ed è molto presente a Bergamo, a raccogliere quasi 50.000 Euro destinati alla creazione di almeno tre nuovi posti in terapia intensiva.

 

Come si comportano le imprese clienti in termini di investimenti, progetti, messaggi pubblicitari, strategie media e richieste di insight?

Al momento c’è ancora disorientamento e una certa inerzia rispetto alla comunicazione di business. Per quella, credo che sarà aprile il mese della verità. Tutti comunque stanno cercando di dare una mano, di dirlo e di coinvolgere i dipendenti. Qualcuno anche i clienti. Sul fronte industriale, ma non solo, c’è la necessità di far sapere cosa si sta facendo in tema di dispositivi di protezione individuale, perché gli operai e i magazzinieri o gli autisti non possono certo lavorare in un ambiente protetto come la propria casa e sono spaventati.

 

Le aziende sono chiamate ad essere parte attiva della ripresa e a supportare i consumatori. Quali operazioni consigliate loro di mettere in campo e quali i mezzi più efficaci?

Se posso citare un caso che mi ha colpito e che dovrebbe essere d’esempio per tutti coloro che erogano servizi di pubblica utilità fondamentali per il funzionamento del Paese (sanità a parte, dove la comunicazione è ovviamente l’ultima delle priorità), vorrei menzionare Snam. Sta raccontando molto bene sui social l’impegno di tutti i suoi dipendenti per continuare a far arrivare il gas nelle aziende e nelle abitazioni, nonostante l’emergenza. Lo stesso amministratore delegato Marco Alverà è in prima fila nel racconto. Questo ha un enorme un impatto positivo sul clima interno e sull’identità aziendale, ma può anche mitigare la paura degli italiani, che secondo l’Osservatorio SWG sul Coronavirus è uno dei sentimenti al momento più diffusi nella popolazione insieme a tristezza, rabbia e paura. Il sistema tutto sommato sta reggendo: perché non dirlo e non raccontare come e perché? Perché non farlo tutti insieme, dall’energia alle telefoniche, ai trasporti, alla GDO, alle autostrade, ai servizi civici, alla Pubblica Amministrazione, ai media?

 

La difficile situazione impone ad agenzie e aziende un ripensamento dei contenuti e dei linguaggi della comunicazione. Come cambieranno e come cambierà il ruolo delle agenzie chiamate a un rinnovamento?

Innanzitutto consiglierei ai miei colleghi di tenersi ben stretti i clienti che hanno. Poi, cercare di far capire ai collaboratori che questo è un momento estremamente drammatico che ancora non sappiamo bene cosa comporterà esattamente nel futuro. Da ultimo, accelerare sulla tecnologia e sulle telecomunicazioni. In termini di linguaggi direi che la faranno da padrone quelli che favoriscono la spiegazione, la razionalità, la rassicurazione.

 

La vostra vision sull'impatto del Coronavirus sul mercato pubblicitario e in generale sull'economia del Paese. E' possibile fare previsioni? Quali i settori più coinvolti e quali misure/modelli di business adottare per reagire?

Credo che dobbiamo aspettarci un calo di prestazioni, di ore/consulente erogate quest’anno del 20-30%. Qualcuno un po’ meno, soprattutto chi lavora per le grandi imprese, qualcuno un po’ di più. Il Paese, non lo dico io, è a una svolta. La stessa Europa e la nostra relazione con essa lo sono. Mi viene da sorridere quando sento dire che succederà questo o quest’altro. Sicuramente cambieranno molte cose. Ma nessuno sa come. Da comunicatore, consiglio a me stesso in primis e ai colleghi subito dopo tanta, tanta umiltà. Mi ha lasciato perplesso vedere alcune agenzie offrirsi pubblicamente per aiutare a risollevare l’immagine del Paese con pagine a pagamento sui giornali. L’immagine del Paese la risollevano quelli che le cose le fanno accadere, solo dopo possono entrare in campo i comunicatori: il Governo che nonostante tutto ci prova e non si risparmia, le Regioni che cercano come possono di organizzare nuovi ospedali, i medici e gli infermieri che arrivano a morire per gli altri, gli operai e i tecnici che garantiscono i servizi essenziali, i piccoli commercianti e imprenditori che non possono che sperare.

 

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