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30/03/2021

Tra podcast e nuovi social, la comunicazione è sempre più voice oriented

“The medium is the message”. In un momento storico in cui condividere è quasi un mantra, la frase di Marshall McLuhan risuona più che mai attuale.

Ma se secondo il sociologo canadese il messaggio era in qualche modo subordinato al mezzo utilizzato per trasmetterlo, oggi possiamo affermare che scegliere il canale che riteniamo essere il più idoneo per il nostro obiettivo di comunicazione – che sia informare o raccontare una storia - può persino sublimarne il contenuto. E talvolta, oserei dire, dar vita a una vera e propria rivoluzione. Proprio come quella a cui stiamo assistendo in cui, facendo memoria del cosiddetto sound branding, in cui i suoni e le melodie diventano i tratti distintivi della brand identity, l’audio e la voce diventano i protagonisti indiscussi di un nuovo storytelling, sfidando immagini, testi e video che, tra filtri e nuovi formati, adesso devono trovare il modo di resistere e fronteggiare questa nuova tendenza.

E in un momento storico di distacco fisico “forzato” e di migrazione progressiva verso il digitale, multinazionali e PMI hanno scelto di ricorrere al suono anche per dimostrare “vicinanza” al proprio pubblico e per rafforzarne il legame, facendo leva soprattutto sull’aspetto emozionale e sul ricordo di un’identità sonora inconfondibile. Se con la pandemia abbiamo dunque imparato a condividere momenti di vita privata e domestica, a discapito di esperienze outdoor, anche i contenuti hanno riscoperto una dimensione più “intima” e, se vogliamo, meno esibizionista. Così il contenuto vocale si va affermando come la nuova frontiera della comunicazione, coinvolgendo social e PR, utenti privati e aziende. Tra i fattori che stanno contribuendo alla forte espansione del trend dei contenuti audio, vi sono sicuramente:

 

Contenuti audio di qualità per pochi intimi, al posto di grandi numeri e visual d’impatto?

Popolari influencer e social addicted in questi giorni hanno un solo obiettivo: riuscire ad ottenere un invito per accedere a Clubhouse, la piattaforma social “elitaria” (almeno per il momento) fondata da Paul Davison e Rohan Seth, cercando di inserirsi in dibattiti live e stanze di confronto su vari temi, in cui però solo chi ha creato la room può parlare o dare agli altri utenti la possibilità di farlo. Gli argomenti trattati sono moltissimi e abbracciano una pluralità di interessi, ma non mancano, ad esempio, talk moderati da celebrities o brevi live session musicali.

Probabilmente, dopo tanti anni in cui Facebook, Instagram & co. ci hanno abituati alla supremazia del visivo, adesso anche i social network stanno esplorando un’altra dimensione, quella che vede come protagonista il suono e la voce, cercando magari di sfruttarla come occasione e modalità di approfondimento. Proprio come Twitter che, per stare al passo, in questi giorni sta già testando la funzione “Audio Spaces”.

Sicuramente non sarà facile scardinare la logica basata su migliaia e migliaia di follower, like, engagement e condivisioni, prediligendo, invece, contenuti di qualità e per un numero limitato di ascoltatori che non lasciano tracce evidenti (non è possibile, infatti, registrare le conversazioni, che avvengono solo in diretta), ma la portata di novità di Clubhouse – di cui molti sentivano il bisogno – ha tutte le carte in regola per riuscirci.

 

Dallo storytelling emozionale ai contenuti informativi: la tendenza dei podcast coinvolge anche le aziende

Che sia per raccontare una storia o per affrontare un tema con il contributo di opinion leader o esperti, ricorrere alla voce rappresenta un modo veloce, immediato, emozionale o informativo per farlo. I video che narrano storie di vita aziendale o che promuovono progetti e campagne di marketing, spesso parti di format o filoni narrativi che calcano il modello della serialità, saranno affiancati da pillole audio, che entreranno a far parte, ad esempio, dei piani editoriali dei canali social delle aziende.

Se Clubhouse potrebbe innanzitutto diventare presto un luogo digitale di confronto, stimolo e approfondimento tra colleghi attraverso le stanze in modalità privata, oppure uno spazio in cui organizzare focus group o conferenze stampa ed eventi in versione audio-only, il successo di questa nuova applicazione si sta verificando in un periodo in cui moltissime aziende hanno sentito comunque il bisogno di avvicinarsi a una comunicazione audio-oriented, puntando subito sui podcast che, sin dagli esordi, agli inizi del XXI secolo, hanno sempre rappresentato un modo semplice e diretto – e dai costi di produzione contenuti - per comunicare.

Il podcast è un prodotto editoriale fresco, capace di offrire al contempo svago e approfondimento, intrattenimento e contenuti di valore e, dai dati della ricerca USOP (United States of Podcast) condotta da Nielsen per Audible, in Italia è apprezzato da quasi 14 milioni di persone. E, come conferma anche Spotify, che da oltre due anni investe costantemente nel podcasting, il trend è in continua ascesa, con un numero sempre crescente di utenti e dell’offerta.

Fruibili sul web o mediante apposite app, tra cui oltre a quelle precedentemente menzionate troviamo Google Podcast, Apple Podcast, Spreaker e Stitcher, i podcast, a seconda della loro tipologia, coinvolgono target e pubblici diversi ed è anche per questo che hanno subito catturato l’attenzione delle aziende, che li scelgono per obiettivi di brand awareness e per posizionarsi come opinion maker su determinati temi relativi al rispettivo settore di appartenenza.

 

Anche le PR virano dagli articoli tradizionali ai podcast

Spostandoci, infine, sul versante delle media relations, scopriamo che anche in questo ambito i podcast si stanno affermando sempre di più, entrando a pieno titolo nelle strategie di relazioni pubbliche aziendali, al fianco dei media tradizionali. Ormai tutti i principali editori, con i loro magazine, si sono già convertiti a questo mezzo, che rappresenta una valida alternativa all’articolo tradizionale o al branded content, in cui fanno confluire interviste e approfondimenti su varie tematiche e, talvolta proprio in partnership con le imprese, creano progetti editoriali degni di nota che attirano l’attenzione dei lettori, convertiti in ascoltatori.

Per fare un esempio vicino al nostro lavoro quotidiano, anche un nostro cliente, AXIS Communications, ha di recente lanciato un podcast dal titolo Dietro la telecamera, con il supporto di Radio IT. Attraverso il racconto di alcuni esponenti aziendali, gli utenti potranno scoprire le peculiarità e i campi di applicazione dei sistemi di videosorveglianza, indispensabili non solo per questioni di sicurezza, ma soprattutto per lo sviluppo delle nostre città in chiave moderna e in ottica smart.

 

 

Conclusioni

La comunicazione contemporanea è in continua evoluzione, ma vive di stimoli che provengono dal passato, da cui partire per ideare nuovi canali e modalità per il futuro. Come è accaduto anche per l’oralità perché, se ci pensate, cambia la forma, ma il divario tra i cantastorie dell’antichità, che utilizzavano la forza evocativa della loro voce per le narrazioni, e il potere magnetico e avvolgente dei podcast del presente non è poi così ampio.

 

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